#Cultura

Virtual influencer: un trend del futuro?

Valentina Zambon
Sep · 4 min. di lettura

Restare al passo in una società in cui tutto scorre velocemente è fondamentale: emergere dalla massa ed essere originali per venire notati sono gli obiettivi principali che i brand si pongono ogni giorno, in particolare quelli appartenenti al settore della moda e del lusso. Ma in che modo è possibile riuscire a rubare la scena ai concorrenti? Collezioni travolgenti, party e sfilate sono sufficienti per spiccare nel mondo reale e conquistare anche quello virtuale e dei social network?

Una soluzione che potrebbe sembrare strana ma che sta iniziando a diffondersi rapidamente riguarda il fenomeno dei Virtual Influencer: veri e propri modelli generati con l’intelligenza artificiale. In questo senso, i brand possono ricorrere alla tecnologia per sostituire modelli reali e cambiare radicalmente il modo in cui gli influencer compaiono negli spot, nei post e stories di Instagram e in tutta la strategia di comunicazione della marca.

Le stesse modalità contrattuali ed economiche cambiano totalmente. Se la gestione di un influencer in carne ed ossa richiede di norma costi di gestione e spese straordinarie come l’invio di prodotti, rimborsi per le trasferte o biglietti per gli eventi, la gestione di un avatar virtuale richiede esclusivamente i costi di produzione grafica e il contratto con l’agenzia che ne detiene i diritti.

Cosa rende così efficaci i Virtual Influencer?

Gli avatar virtuali hanno la caratteristica di non essere percepiti come finti. Grazie all'intelligenza artificiale sembrano sempre più reali e talvolta difficilmente distinguibili da persone vere. Hanno vite digitali e personalità fittizie progettate a tavolino per coinvolgere emotivamente il pubblico che segue i loro canali, proprio come fossero le vite di personaggi reali. Fedeli ambassador che raccontano la propria quotidianità seguendo le indicazioni dei brand che li ingaggiano in modo impeccabile.

La piattaforma di analisi social HypeAuditor afferma addirittura che “I Virtual Influencer registrano un tasso di Engagement tre volte più elevato degli influencer reali”, che significa che gli utenti sono più coinvolti dai contenuti generati da influencer “finti”.

Grafico Engagement Rate Virtual Influencer vs Real Influencer

Sembrerebbe che gli utenti di sesso femminile tra i 18 e i 25 anni siano il target più interessato e reattivo, soprattutto residenti negli Stati Uniti.

Virtual Influencer, conosciamone qualcuno!

#1 Lil Miquela

Lil Miquela è la prima Virtual Influencer a essere mai stata progettata.

Virtual Influencer - Lil Miquela

Creata nel 2016 dal collettivo Brud, è rapidamente diventata celebre su Instagram anche grazie alla campagna di Calvin Klein in cui bacia la top model Bella Hadid. Lil Miquela è una modella e musicista brasiliana 19enne, presente persino su Spotify dove ha pubblicato un singolo. Impegnata socialmente, sostiene i movimenti Black Lives Matters, LGBTQ+ e i diritti per i rifugiati. È la più grande influencer virtuale di Instagram (1,7 milioni di followers) e si affianca a un gran numero di marche come Calvin Klein, Prada, Samsung, Chanel.

#2 Shudugram

Shudugram, creata nel 2017 dal fotografo e artista Cameron James Wilson, è diventata la musa di Rihanna per il suo brand di cosmetici Fenty Beauty. Con un seguito di 193K followers, ha una notevole reputazione nel mondo della moda. Il suo creatore la ritiene una vera opera d’arte.

Virtual influencer - Shudugram

#3 Immagram

Immagram è una modella che posa per le strade di Tokyo con outfit all’ultima moda e bellissimi capelli rosa. La società che la rappresenta è la ModelingCafe, che vanta nel suo curriculum non aziende di abbigliamento, bensì film come Final Fantasy VI, Shin, Godzilla e il videogioco The Legend of Zelda. Il livello di realismo dei dettagli è incredibile, la società ha persino tenuto conto di come potesse essere la ricrescita del capello dopo un po' di tempo senza tinta. La ModelingCafe vuole che Imma sia indistinguibile da una modella vera, anche nei video in movimento e su Tik Tok. Al momento vanta più di 196K followers su Instagram e collabora con brand come Nike, Adidas, Puma. Inoltre, possiede una Porsche.

Virtual Influencer - Immagram

#4 Daisy

Tra i brand che hanno creato un proprio avatar digitale c’è Yoox, che ha sviluppato Daisy. Guardando il profilo, sembra di seguire una vera influencer che si cimenta in attività quotidiane indossando i capi del suo brand preferito. Tuttavia, i contenuti non generano troppo coinvolgimento, probabilmente perché la sua figura, non perfettamente umana, non è sempre apprezzata dagli utenti.

Virtual Influencer - Daisy

#5 Colonnello Sanders di KFC

Non solo nel mondo della moda: KFC, nota catena di fast food americana, ha voluto dare una svolta al suo canale Instagram attraverso una versione virtuale del Colonnello Sanders, volto storico del brand. Il racconto delle sue giornate sembra più orientato alla creazione di un contenuto di brand piuttosto che a un’operazione di Influencer Marketing, tuttavia potrebbe diventare un Virtual Influencer a tutti gli effetti collaborando con altri brand.

Virtual Influencer - Colonnello Sanders con lo staff KFC

Virtual Influencer: tra pro e contro

Una delle ragioni per cui sono nati i Virtual Influencer sono i casi di insuccesso dell’Influencer Marketing: fake influencer, acquisto di follower massivo o altri inconvenienti, fanno sì che la scelta della star del web con cui collaborare diventi per i brand un processo difficile e delicato. Se la scelta risulta sbagliata o la campagna non viene monitorata a dovere, si rischiano più danni che benefici. Si tratta, quindi, di una questione di Brand Safety e i Virtual Influencer dovrebbero garantire un minor rischio di incappare in epic fail assicurando un maggior controllo, con costi minori.

Naturalmente gli avatar virtuali vanno programmati ed “educati”. Il fattore credibilità non deve assolutamente essere trascurato, il successo di una campagna di Influencer Marketing dipende, infatti, dalla reputazione e dal livello di fiducia che il pubblico ripone nell’influencer stesso. In questo senso, sorge spontaneo chiedersi come possa un Virtual Influencer, che di fatto non ha mai provato realmente i prodotti che presenta al pubblico, risultare affidabile.

Entra poi in campo il ruolo delle emozioni: gli influencer usano il marketing emozionale mostrando le proprie vite e interessi, creando un legame di autenticità con il proprio pubblico. I messaggi trasmessi sono arricchiti della personalità e delle opinioni di chi pubblicizza. Può l’intelligenza artificiale creare un legame reale con gli utenti?

I Virtual Influencer rappresentano, quindi, un trend del futuro?

Si tratta di qualcosa che scopriremo nel tempo perché, ad oggi, manca un dato effettivo che dimostri la loro efficacia. Inoltre, i costi di progettazione di un personaggio 3D non sono ancora accessibili a tutti i brand, anche se probabilmente diminuiranno con l’avanzare della tecnologia. Ma nel futuro, i Virtual Influencer supereranno quelli in carne ed ossa? Forse sì, forse no, ma sicuramente ci sarà una crescente coesistenza tra reale e virtuale.