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SEA vs SEO: come raggiungere la vetta della montagna Google

Giulia Ongaro
Apr · 4 min. di lettura

Per chi opera nel mondo digitale l’acronimo SEO (Search Engine Optimization) è sicuramente noto, poiché va a indicare tutte le attività volte a indicizzare un sito internet nei risultati di ricerca di Google. Ma cosa intendiamo invece per SEA?

SEA è l’acronimo di “Search Engine Advertising”, ovvero la pubblicità all’interno dei motori di ricerca. La SEA comprende le attività di advertising svolte attraverso delle piattaforme PPC (pay per clic). La più nota ed utilizzata nel nostro continente è Google Ads, che molti ricorderanno sicuramente come Google Adwords.

Cosa differenzia la SEA dalla SEO?

Una volta individuati i significati di queste due sigle, ci risulta abbastanza semplice cogliere la sostanziale differenza tra le due: la SEA presuppone l’utilizzo di piattaforme terze a pagamento per raggiungere il nostro target, mentre la SEO è un’attività che si fa quasi del tutto on site. Il “quasi” è dato dal fatto che un elemento molto importante della SEO è il cosiddetto link building, tecnica volta a incrementare il numero di link in ingresso verso un sito web.

Mentre la SEO necessita di tempi più lunghi per raggiungere i risultati prefissati (e senza avere la certezza di arrivare in prima pagina a causa di fattori ancora sconosciuti dell’algoritmo di Google), una campagna pay per clic, a fronte di un investimento monetario, farà arrivare il sito web in questione nelle prime posizioni della SERP.

L’idea più diffusa è che la SEO sia una strada economica per arrivare in prima pagina, senza diventare dipendenti di una strategia pay per clic piuttosto onerosa, soprattutto in alcuni settori. Questo è vero in parte, poiché è importante specificare che un’attività SEO professionale ha dei costi e non proprio a buon mercato. Ottimizzare un sito web in questo senso richiede ore di lavorazione sia in fase di set up che in fase di mantenimento, attraverso operazioni di link building (per esempio con l’acquisto di pubbliredazionali in siti web autorevoli) o con l’aggiornamento costante di un blog.

Seconda convinzione non proprio corretta è che attivando una campagna Google Ads si possa arrivare immediatamente in prima pagina semplicemente pagando. Innanzitutto bisogna definire quanto budget abbiamo a disposizione e capire se per il settore in questione è sufficiente per battere la concorrenza. In secondo luogo, non meno importante, dobbiamo sapere che l’asta di Google si basa su un punteggio di qualità della campagna pubblicitaria, ovvero una stima della qualità degli annunci, delle parole chiave e della pagina di destinazione. Tutto questo presuppone delle ottimizzazioni legate al sito, come ad esempio il fatto che sia mobile responsive oppure che abbia contenuti pertinenti.

Pay per clic vs SEO: da cosa partire?

In una strategia vincente l’ottimizzazione in ottica SEO deve essere alla base di qualsiasi sito o e-commerce si vada a realizzare. Aver ben chiaro per quali query vogliamo farci trovare ci aiuterà a definire il nostro posto nella SERP, cercando di essere presenti il più possibile per lo meno con le query legate al nostro brand (cosa non sempre scontata). Conosciamo bene il detto “il posto migliore per seppellire un cadavere è la seconda pagina di Google”. Inoltre dobbiamo ricordare che l’utente è tendenzialmente più portato a cliccare sui risultati di ricerca cosiddetti “organici” perché infondono maggiore fiducia rispetto a quelli sponsorizzati.

Tuttavia, oltre a presidiare la prima pagina in modo organico ci potremmo trovare a dover intercettare più query possibili in una prima fase, per andare a definire quali sono le parole chiave maggiormente performanti sulle quali andare ad investire (ad esempio con la produzione di articoli di blog).

Ecco che la strategia PPC ci aiuterà in modo piuttosto rapido ad individuare le keywords che generano conversioni e che possono essere riprese in una strategia SEO nel lungo periodo. Avere attiva una campagna su Google Ads può essere fondamentale anche in un concetto di “Brand Protection” al fine di monitorare e arginare eventuali clic portati via da competitor che sfruttano il nostro marchio come parola chiave per le loro campagne.

In questo esempio vediamo come Nike, sebbene il suo sito ufficiale sia presente in modo organico al primo posto, appaia sopra Zalando con il suo annuncio sponsorizzato, come azione di protezione del proprio marchio:

SEA vs SEO - come raggiungere la vetta di Google

Meglio investire su Google Ads (o altre attività di SEA) o sulla SEO?

La risposta più corretta è sicuramente “dipende”. Dipende dagli obiettivi, dai tempi in cui vogliamo raggiungerli, dal mercato in cui ci troviamo a competere. Se abbiamo a disposizione poco tempo per lanciare una promozione online e ci troviamo in un settore in cui i costi per clic sono per noi sostenibili, ecco che sarà più adatto puntare su una strategia SEA. Per le aziende che si trovano a dover investire cifre che, a lungo andare, non ci garantiscono un ritorno sull’investimento a causa di una competizione particolarmente elevata, sarà probabilmente più conveniente cercare di raggiungere (e mantenere) le prime posizioni in modo organico.

Se dovessimo paragonare la SERP di Google ad una montagna, potremmo dire che possiamo arrivare alla vetta rapidamente con una funivia (SEA) ma sarebbe bene conoscere anche il sentiero da percorrere a piedi (SEO), così da non dover dipendere totalmente da un mezzo esterno.