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La carta: il valore aggiunto di una scelta consapevole

Marika Busolin
Jul · 5 min. di lettura

Con la continua evoluzione della comunicazione digitale, oggi utilizziamo sempre meno la carta come supporto per veicolare la nostra immagine, anche se resta comunque uno strumento indispensabile in diversi campi. L’utilizzo della carta stampata non è più la sola alternativa, ma rimane uno degli elementi fondamentali del communication mix, cui ricorriamo con una consapevolezza molto diversa rispetto decenni fa. Il perché ve lo spieghiamo in questo articolo.

La carta: come è nata?

Oggi la carta è un supporto che viene utilizzato quotidianamente, ma conoscete le sue origini e l’evoluzione che ha avuto in quasi 2.000 anni dalla sua invenzione? Riavvolgiamo il nastro e percorriamo le tappe salienti della sua storia!

105 d.C.: un dignitario della corte imperiale cinese, un certo Ts’ai Lun, trova un metodo economico rispetto ai materiali utilizzati nell’antichità (come tavole di pietra, argilla, bronzo, papiro, pergamena, ecc.) per fabbricare un supporto per la scrittura e renderlo a portata di tutti.

Come? Mescolando brandelli di stoffa, reti da pesca e corteccia, inventando, di fatto, la carta!

Questo supporto inizia a diffondersi in tutto l’impero cinese, arrivando fino in Giappone e Corea, ma furono gli Arabi ad affinare la fabbricazione con canapa e lino e a portare questa invenzione in Europa. Molto si deve anche alla maestria dei cartai italiani: a Fabriano si studiano nuove tecniche produttive, introducendo importanti innovazioni quali la meccanizzazione della molitura degli stracci, la collatura dei fogli, la creazione di diversi tipi e formati di carta e la filigranatura dei fogli.

Dal 1.300 la carta iniziò a diffondersi sempre più e alla fine del 1.400, con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, la crescita diventa esponenziale e raggiunge scala mondiale. Tuttavia, con la stampa a grande tiratura diventa sempre più difficile reperire gli stracci (che restavano ancora la principale materia prima per la produzione), e si studiano sistemi per sostituirli con la pasta legno ottenuta dalla lavorazione di fibre vegetali degli alberi. Il prezzo si abbassa drasticamente e la carta diventa ben presto un prodotto di largo consumo.

Ai giorni nostri la carta è un prodotto industriale, è possibile realizzare fogli flessibili e sottili in svariate grammature e colori e con un’ampia gamma di finiture.

Il ruolo della carta oggi

Negli ultimi decenni l’avvento dei media digitali ha sostituito in molte applicazioni la carta: basti pensare a tutto il mondo web, ai blog, agli e-book, alle mail e a tutti i supporti digitalizzati che possiamo usare per comunicare. Ogni giorno cerchiamo di “dematerializzare”, di “digitalizzare” i contenuti, anche per ridurre i nostri consumi e i nostri sprechi. Noi stessi, in calce alle nostre mail, esortiamo il destinatario a “non stampare se non è strettamente necessario”, invitandolo in questo modo a fare un gesto positivo per l’ambiente. Ma esistono strumenti che non possono ancora essere sostituiti.

Nel mix di comunicazione di molte aziende, ad esempio, il sito web, le newsletter e i canali social vanno affiancati a strumenti cartacei a supporto dell’attività “sul campo”: cataloghi, listini, il semplice biglietto da visita, eccetera. Inoltre, il modello distributivo ha sempre più bisogno del packaging, che è da anni un vero e proprio veicolo di informazioni verso il consumatore, e anche in questo caso la carta (che sia un’etichetta o una scatola in cartone ondulato) svolge un ruolo fondamentale. La carta rimane ancora un elemento fondante della quotidianità, per permetterci di rilassarci con un buon libro, sfogliare il giornale al bar o appendere al muro le foto del nostro ultimo viaggio. Se molti sono i campi in cui è stata sostituita, altrettanti sono quelli in cui rimane un pezzo della nostra cultura.

Abbiamo ancora bisogno della carta, quindi, ma abbiamo bisogno di “viverla” in maniera differente, puntando alla sua qualità (rendendolo un supporto capace di veicolare diverse sensazioni al tatto, e creare effetti “scenici” differenti) e a una gestione del suo ciclo di vita orientata all’etica della sostenibilità.

In primis, sono le cartiere a farsi interpreti di questa rinnovata sensibilità del consumatore verso l’ambiente: Favini, ad esempio, ha inserito nel proprio sito web un “Sustainability Channel”, per raccontare le iniziative poste in essere in tema di sostenibilità, quali il risparmio energetico, la riduzione di consumi ed emissioni, l’ottenimento di certificazioni di prodotto e di processo, l’impiego di materie prime di origine garantita, eccetera.

Le materie prime, FSC ed economia circolare

Oltre all’utilizzo di carta riciclata, esistono almeno due soluzioni differenti per aumentare la percezione di “sostenibilità” del prodotto. La prima è l’impiego di materie prime certificate, mentre la seconda è la sostituzione di parte della cellulosa con materiali alternativi.

La più famosa icona della filiera sostenibile nell’ambito carta è quel simpatico alberello verde che vedete stampato solitamente nelle ultime facciate dei libri: è il logo del Forest Stewardship Council (FSC® ).

FSC®  è un'organizzazione internazionale non governativa, indipendente e senza scopo di lucro, nata per promuovere la gestione responsabile di foreste e piantagioni. Il marchio FSC® identifica i prodotti contenenti legno (materia prima) proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.

Quindi, la scelta e l’uso responsabile della carta nei vari stampati e non solo, può fare la differenza, creando ulteriore valore aggiunto e supportando un’immagine di azienda attenta all’ambiente.

La certificazione FSC®  è sicuramente uno degli strumenti maggiormente impiegati, a cui si aggiungono gli investimenti dell’industria cartaria nella ricerca e sviluppo di altre materie, per ridurre l’uso di cellulosa vergine. Continuando a portare Favini come caso studio, questo propone diversi articoli alternativi alla carta tradizionale, sviluppate nell’ottica del riuso creativo e della circolarità, come ad esempio:

  • La carta grafica Crush Agrumi viene realizzata con sottoprodotti di lavorazioni agroindustriali delle arance che sostituiscono la parte di cellulosa fino al 15%;

  • La Remake una carta con il 25% di residui derivanti dalla lavorazione del cuoio e pelletteria;

  • Refit la nuova carta eco-fashion, ha al suo interno cotone e lana.

  • La linea Shiro, una collezione di carta ecologica riciclata e biodegradabile, usa biomasse rinnovabili non legnose e fibre riciclate (alghe, mais, ecc..)

Queste soluzioni però non vanno confuse con la carta riciclata, ma hanno sicuramente un impatto ambientale e comunicativo ugualmente importante.

dal cuoio alla carta remake

Una scelta consapevole

Abbiamo capito che, se un tempo l’impiego di supporti cartacei era l’unica soluzione, oggi le alternative esistono in molti settori. Per la comunicazione, ad esempio, possiamo dematerializzare molto del nostro materiale promozionale, ma potremmo non ritenerlo sufficiente, e non altrettanto efficace rispetto al classico supporto stampato. Nel caso del packaging, inoltre, la carta rappresenta oggi un elemento insostituibile. È quindi impossibile comunicare impiegando questi strumenti, ma farlo in modo etico e sostenibile? Gli esempi riportati sopra, e lo sforzo dei produttori nella ricerca di alternative, ci dicono chiaramente che è possibile. Sta quindi a noi, come singoli, come aziende, e come pubblicitari, scegliere di osare con soluzioni dal forte sfondo etico e sperimentare nuove strade. Mai come oggi questa scelta diviene obbligata, ed il mercato è disposto a premiarla, a patto di usare le leve giuste.