#Interviste

Crescere ed evolvere: intervista a Liva Grinberga

Elisabetta Pettenuzzo
Sep · 4 min. di lettura

“Ciao, mi chiamo Liva, e non ho sempre voluto essere una designer. Sono nata in un Paese, la Lettonia, che è più giovane di quanto non lo sia io!”. 

Si presenta così Liva Grinberga, Associate Design Director di AnalogFolk da poco più di un mese, dopo 5 anni passati in MediaMonks come Lead Designer. Ma a Liva le etichette non piacciono e ce lo ha fatto capire nel suo intervento all’ultima edizione dei Digital Design Days che, a causa della situazione, si è trasformata in una maratona live di 36 ore su YouTube. All’interno di un panel ricco di appuntamenti interessanti, Liva ha voluto soffermarsi sull’aspetto umano della professione del Designer, sui dubbi e sulle difficoltà che le persone possono incontrare nel loro cammino professionale. 

Alcuni giorni prima del suo intervento (ora disponibile qui), le abbiamo fatto qualche domanda per conoscere il suo punto di vista sul mondo del design e sulle qualità che i designer possono sviluppare per aiutare gli altri in momenti difficili come quelli che stiamo vivendo oggi.

Il Design oggi: quali sono gli obiettivi, i trend e i percorsi che non sono ancora stati esplorati?

Credo che l’obiettivo principale del design oggi sia l’accessibilità e l’essere sicuri che il linguaggio visivo sia facilmente comprensibile da qualsiasi utente. I trend che stanno prendendo forma nell’ultimo periodo sono leggermente diversi rispetto a un tempo: oggi i brand delineano la loro personalità in modo più marcato e hanno meno paura di esprimere la propria natura e i propri valori attraverso il design. Le soluzioni generiche non sono più richieste e non vengono più viste di buon occhio. Come designer dobbiamo incentivare i nostri utenti ed essere la loro guida, lasciando loro la libertà di scegliere con coraggio e autonomia.

Secondo te, quali sono le skill che non devono mancare ai designer di oggi?

Comunicazione e fiducia. Tutti quei team che non hanno mai vissuto l’esperienza del lavoro da remoto, ora stanno vivendo momenti momenti difficili, e il rischio di essere esposti a situazioni di micromanagement è molto alto, con la conseguenza che spesso viene messo in discussione l’operato del proprio team. Più fiducia e incoraggiamento diamo ora ai nostri team, più questa esperienza risulterà positiva per tutti: usate questa situazione per conoscere meglio le persone con cui lavorate, abbiamo la possibilità di entrare nelle loro case, conoscere le loro famiglie, i loro figli e gli animali domestici. Sfruttate questo momento per condividere le vostre difficoltà e per essere il più trasparenti possibili, solo così creerete fiducia e coesione tra i membri della vostra squadra.

In che modo secondo te è possibile integrare il design all’interno degli altri strumenti di comunicazione?

Condividendo la propria conoscenza attraverso i post. Ci sono tantissime persone fantastiche come Chris Do, Richard Moore e Dot Lung che lo fanno già da anni. Fate brevi post o video con contenuti diversi, immediati e appetibili e condivideteli con il vostro pubblico. Abbiamo visto che questo format funziona e credo che sia un ottimo modo per diffondere la cultura e le proprie competenze nel campo del design.

In che modo il design può aiutare le persone a restare unite in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo?

Il design può essere un interesse comune, che unisce le persone. Adoro il modo in cui i professionisti si stanno promuovendo a vicenda, offrendo il proprio supporto e aiuto in questo periodo così assurdo, mettendo a disposizione servizi e consigli gratuitamente e dimostrandosi veramente delle persone incredibili. Sono orgogliosa di vedere come questa situazione ci abbia uniti così tanto.

Al giorno d’oggi il design partecipativo acquisisce sempre più importanza. Come gestisci queste attività da remoto? Hai qualche consiglio?

Ammetto che risulta molto più complesso valutare il lavoro quotidiano, i webinar, le lezioni online e le attività di mentoring. Le mie giornate si sono decisamente allungate e i weekend li dedico alla preparazione dei vari eventi online a cui partecipo ma, alla fine, è anche più gratificante. Per me tenere unita la comunità del design non è mai stato così importante come oggi e darò sempre precedenza a una chiamata di mentoring rispetto ad un episodio su Netflix ahah. Mi dà molta più carica aiutare e supportare gli altri e mi aiuta a trovare nuove ispirazioni per crescere ed evolvere in questo settore in modo da condividere poi le mie scoperte con gli altri.

DDD live online: cosa dobbiamo aspettarci dal tuo speech?

Voglio incoraggiare il pubblico dei DDD a scegliere sempre di evolvere e crescere, anche quando si è pieni di dubbi, perché mettersi in dubbio è un processo naturale. Anche quando uscire dalla propria zona di comfort può spaventare è fondamentale ricordare che abbiamo sempre la possibilità di scegliere quale strada percorrere.

Impariamo a conoscere i nostri dubbi e affrontiamoli a testa alta. Possiamo ottenere un successo o un fallimento ma, quando sarà tutto finito, riflettiamo e cerchiamo di capire in che modo si può continuare a migliorare.

Ed è ciò che, qualche giorno dopo, è riuscita a trasmetterci in 20 minuti di talk. Raccontando la sua storia e portando esempi della sua vita, Liva Grinberga ha spiegato come sia assolutamente normale e comprensibile — persino meglio avere dei dubbi — ma quando le insicurezze sembrano sopraffarci possiamo chiederci ciò che suo padre aveva chiesto lei: “Vuoi nuotare o affogare? Perché smettere ancora prima di aver provato?”. Il coraggio di prendere le scelte che ci spaventano di più ci permette di crescere ed evolvere.