#Design

Co-Design: progettare con e per il cliente

Elisabetta Pettenuzzo
Feb · 4 min. di lettura

Come trasformare le idee da un concetto astratto a qualcosa di concreto? Come si può trovare un linguaggio comune per un brand che deve essere in grado di parlare a persone diverse? Ecco cos’è e come si svolge una sessione di co-design, un metodo di progettazione pensato per essere svolto con e per il cliente. 

Il Co-design, anche detto design partecipativo è un approccio di progettazione che coinvolge attivamente i portatori di interesse nella fase di generazione delle idee e di creazione di un concept, un prodotto o un servizio con lo scopo di condividere i bisogni, discutere le criticità e individuare insieme le linee guida di un progetto. 

Il workshop coinvolge un gruppo di utenti composto da circa dieci persone: dipendenti, partner, ma anche clienti, e utenti finali, con l’obiettivo di allineare il punto di vista di tutti gli stakeholder coinvolti per identificare velocemente le opportunità progettuali valide, tenendo in considerazione l’esperienza con il brand di ciascun partecipante. Le attività infatti sono strutturate in modo da far dialogare tutti i partecipanti trasformandoli in co-autori del progetto.

Sullo stesso tavolo lavoreranno quindi persone con competenze e livelli operativi diversi, ma attraverso il Co-design potranno convogliare e allineare le loro idee verso un obiettivo comune con lo scopo di definire alcuni dei criteri che incideranno sui futuri sviluppi del progetto.

Questi tipi di attività si possono svolgere per progettare un brand da zero, progettare un prodotto, una strategia di comunicazione e tutte le attività di business che mettono in relazione un’azienda con il suo pubblico. 

L’origine del design partecipativo fonda le radici negli anni ’70 quando gli Stati Uniti importano dalla Scandinavia i metodi usati dai sindacati per facilitare i lavoratori a progettare insieme i sistemi IT che avevano un impatto diretto sul loro lavoro. È però negli ’80 con Donald Norman e con l’uscita del suo libro “Design of Everyday Things” — tradotto in “La caffettiera del Masochista” per il pubblico italiano — che questa attività inizia a prendere piede. È in questo momento infatti che egli conia per primo il termine “user-centered design” segnando definitivamente il passaggio ad una mentalità progettuale focalizzata sui bisogni umani. Negli anni 2000 il termine si evolve in “human-centered design" e si sviluppa la cultura del Design Thinking.

"Great innovation is built on existing ideas, repurposed with vision” - Jake Knapp

È grazie a Jake Knapp e al suo libro “Sprint: How to Solve Big Problems and Test New Ideas in Just Five Days”, pubblicato nel 2016, che prende definitivamente forma l’idea di coinvolgere attivamente attorno ad un tavolo i portatori di interessi. Il suo metodo? Un processo di cinque giorni per passare in modo snello dal problema al prototipo.

Come fare Sprint Design in 3 ore?

E se non avessimo cinque giorni a disposizione per concentrarci esclusivamente su unico progetto? Fortunatamente lo stesso Knapp ha ideato una versione semplificata del suo Design Sprint che consiste in un’unica sessione della durata di tre ore in cui individuare i fattori chiave in grado di definire un brand.

La prima parte dell’attività sarà della durata di 15 minuti e dovrà definire qual è la visione a lungo termine rispondendo alla domanda: dove sarà il mio brand tra vent’anni? 

Fase due, prendendo come riferimento il Golden Circle di Simon Sinek, definire il “perché”, il “come” e il “cosa” del tuo brand rispondendo in sequenza a queste domande: 

  • Perché esiste il tuo brand? Qual è lo scopo finale?

  • Come si è prefissato di raggiungere questo scopo?

  • Cosa fa per raggiungere il suo scopo?

È facile essere pragmatici e spiegare quale prodotto vende la tua azienda o quale servizio offre. Ciò che è difficile invece è toccare il cuore delle persone, ispirarle e motivarle a credere nel tuo stesso ideale.

Nella terza fase dell’attività di co-design andranno scelti i top tre valori che devono rappresentare il brand (qualità, esperienza e professionalità non sono valori, sono gli aspetti fondamentali di ogni business), i top tre pubblici di riferimento (perché parlare a tutti significa non parlare a nessuno) e si definirà lo spettro della personalità andando a posizionarsi tra coppie diverse di aggettivi opposti tra loro.

I vantaggi del co-design

Nel loro insieme queste attività rappresentano un’esercitazione potente e concreta per ogni brand. Davanti ad una decisione importante che riguardi l’identità, il naming, il logo o persino le scelte di marketing o le politiche aziendali, il co-design diventa una guida fondamentale nel dare solidità alle idee. I principali vantaggi risiedono: 

  • Nella capacità di generare una visione complessa e completa. Quando si riuniscono differenti stakeholder – con diversi di ruoli – nascono scenari sfaccettati che combinano molte visioni;

  • Produrre consenso. Le attività di gruppo possono far emergere disaccordi, ma aiutano anche le persone a raggiungere consenso attraverso l’operatività, entrambi essenziali per procedere su un progetto.

  • Aiutare i nuovi dipendenti a capire di cosa tratta l’azienda e di qual è la missione del suo fondatore.